Linee Guida sul Nesso Migrazione e Sviluppo 

Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo

 

Osservazioni di LINK 2007 

18/07/2023

Recentemente il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), hanno elaborato un documento di una decina di pagine che specifica le LINEE GUIDA STRATEGICHE SUL NESSO MIGRAZIONE-SVILUPPO.

Di seguito alcune osservazioni di LINK 2007:

1. Le Linee Guida riassumono, in modo chiaro, un precedente elaborato del gruppo di lavoro del CNCS sul tema, evidenziandone strategie e azioni positive ma anche trascurandone altre. Risultano così alcune carenze che si spera possano essere colmate durante la loro implementazione.

2. Fanno riferimento a politiche e linee attuative adottate dall’ONU, sia in relazione ai rifugiati che alla migrazione ‘ordinata, sicura, regolare e responsabile’. L’attenzione è riservata alle azioni nei paesi terzi, come l’aiuto ai rifugiati in tali paesi, senza però considerare – se non altro per una questione di coerenza delle politiche di sviluppo – le modalità dell’accoglienza dei rifugiati in Italia, i cui costi sono comunque computati come Aiuto Pubblico allo Sviluppo nelle relazioni annuali al DAC.

3. Le aree di azione prioritarie esprimono un duplice orientamento: convenzioni, agende e impegni internazionali da un lato e politiche nazionali dall’altro. È coerente con l’attuale politica governativa ma non altrettanto con il mandato ampio e ambizioso della cooperazione allo sviluppo che è “parte qualificante della politica estera italiana”, si ispira “ai principi della Carta delle Nazioni Unite ed alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”, riconosce “la centralità della persona umana, nella sua dimensione individuale e comunitaria”, persegue gli obiettivi volti a “tutelare e affermare i diritti umani e la dignità dell’individuo” (art 1 della Legge 125/2014).

4. Le Linee Guida fanno riferimento alle aree di azione dell’Italia, che sono in sintesi quelle adottate internazionalmente: “dialogo politico, gestione dei confini, assistenza a rifugiati e migranti, sviluppo economico, campagne informative, riammissioni, rimpatri volontari assistiti, migrazione regolare, protezione e asilo e promozione dei diritti umani”. Esse possono però essere declinate e attuate con differenti modalità, sulla base degli orientamenti politici prevalenti, che possono rafforzare o indebolire il valore delle stesse Linee Guida e la forza dei rapporti di partenariato. La coerenza delle politiche è richiamata ai fini dell’Agenda 2030 e del raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Ma sembra rimanere contenuta nell’ambito migratorio, mentre la risoluzione 8529 (16.05.2019) del Consiglio Europeo ricorda a tutti gli Stati membri l’obbligo sancito dal Trattato di tener conto degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo in tutte le politiche interne ed esterne.

Cinque sono gli obiettivi strategici con le relative priorità di azione e contengono validi elementi di cooperazione bilaterale che in parte la “qualificano”, come è indubbiamente nelle intenzioni degli estensori del documento, ma in parte appaiono frenati da quel duplice orientamento evidenziato sopra, che tende a sminuire l’irrinunciabile “coerenza delle politiche – interne e esterne – con gli obiettivi della cooperazione allo sviluppo” e le ambizioni della Legge 125.

a. Obiettivo 1: “Governance della migrazione con i paesi partner”, anche con attenzione al “Piano Mattei per l’Africa” e all’”istituzione di un Partenariato Meridionale” dell’Unione Europea. Tutto bene. Tranne che, mentre si vuole stabilire una governance della migrazione con i paesi partner, viene evitato qualsiasi riferimento alla governance dell’immigrazione da parte dell’Italia che stenta a darsi regole ragionevoli ed efficaci per l’inserimento dignitoso di quanti sono già residenti nel nostro paese. Le due cose vanno indubbiamente assieme. LINK 2007 l’ha evidenziato in un recente documento su Governo dell’immigrazione e Cooperazione con i paesi di origine.

b. Obiettivo 2: “Contributo delle migrazioni regolari allo sviluppo dei paesi partner”. Si valorizza il ruolo delle associazioni delle Diaspore (sviluppo delle comunità di origine, rimesse, trasferimento di competenze). Si punta al rafforzamento delle associazioni delle Diaspore e all’interazione culturale, sociale e politica con le Osc italiane e dei paesi di origine; al sostegno al loro potenziale di imprenditorialità; alla riduzione del costo delle rimesse; a facilitarne la finalizzazione in investimenti; al sostegno al ritorno valorizzando le competenze acquisite in un’ottica di sviluppo; a iniziative di immigrazione legale di talenti (“Talent Partnership”, con finanziamenti europei), anche con forme di migrazione circolare.

[In un riquadro appare poi un’asserzione non vera, che da parte della Dgcs si intende ora correggere. “… è nata nel 2021 l’idea di creare un Forum nazionale delle Diaspore, attraverso il progetto “Draft the future! Verso il Forum Nazionale delle Diaspore”, finanziato da AICS e realizzato in collaborazione con l’OIM”. È vero invece che il cammino del Summit delle Diaspore è nato dal 2016 su iniziativa di Le Réseau con il coinvolgimento di validi esponenti delle Diaspore stesse. L’idea è stata sostenuta da Dgcs, Aics e altri donatori e sono stati realizzati ben 5 Summit che avevano portato all’ultima tappa finalizzata alla costituzione del Forum della Diaspore. L’iniziativa è stata invece tolta alle Diaspore per essere assunta dall’Aics che l’ha affidata all’OIM con un progetto triennale che ricominciava tale processo da capo].

c. Obiettivo 3: “Integrare la migrazione come tematica trasversale nelle politiche e nelle attività di cooperazione allo sviluppo”, in particolare nei paesi ad alta pressione migratoria e nei paesi di transito. Le priorità di azione sono: integrare la dimensione migratoria nelle politiche e nelle attività di cooperazione allo sviluppo relative a istruzione, sanità, acqua e igiene, energia rinnovabile, formazione professionale, lavoro, piccola e media impresa, agricoltura, ambiente e cambiamento climatico; creazione di lavoro dignitoso in loco, sostegno ai piani di sviluppo locale, promozione di partenariati tra enti territoriali italiani e dei paesi partner (si veda sul tema LINK 2007).

d. Obiettivo 4: “Garantire protezione a persone in condizione di vulnerabilità”: accesso ai servizi di base per comunità ospitanti e per migranti, rifugiati, sfollati, ritornati; protezione dei minori, delle vittime della tratta e del traffico di esseri umani; rafforzamento dei sistemi giudiziari. Su questi punti una riflessione andrebbe fatta anche su quello che succede nel nostro paese.

e. Obiettivo 5: “Promuovere una narrazione responsabile e informata sulla migrazione e sul nesso migrazione – sviluppo”. Informazione sull’impatto positivo delle migrazioni regolari sullo sviluppo sociale, economico, culturale dei paesi di origine e di destinazione e sui rischi della migrazione irregolare; iniziative di ricerca e approfondimento con Università e Terzo Settore.

L’ultima parte, dal titolo “Monitoraggio e criteri di valutazione”, ribadisce alcuni punti importanti.

i. Le iniziative devono perseguire lo sviluppo socioeconomico e il benessere dei paesi in sviluppo;

ii. le attività condizionate, in maniera vincolante ed esclusiva, al contenimento o al blocco dei flussi, a rimpatri e riammissioni, ancorché legittime, non sono considerate aiuto pubblico allo sviluppo (APS) dall’OCSE;

iii. devono essere garantiti il diritto di asilo, la protezione internazionale, l’accesso alla giustizia, l’assistenza agli sfollati e il ritorno in sicurezza, informato, volontario.

Le linee guida esprimono indubbiamente una cooperazione allo sviluppo positiva, anche se a nostro avviso parziale e poco ambiziosa. L’attuale approccio politico, ancorché in una fase di adattamento, evoluzione e affinamento, sembra condizionarne valori e contenuti. La cooperazione allo sviluppo e i partenariati che la qualificano non possono però essere subordinati ad approcci politici contingenti, in continua evoluzione. Le iniziative e le attività rischierebbero di trasformarsi facilmente in qualcos’altro, non più definibile cooperazione allo sviluppo, sostenibilità, partenariati paritari, proprio quelli che si vogliono costruire e moltiplicare come cifra identificativa dell’orientamento italiano.

QUI il documento