La localizzazione nel sistema della Cooperazione italiana

22/05/2025

La localizzazione come strumento per rafforzare la sostenibilità, l’efficacia e l’equità degli interventi della cooperazione allo sviluppo e dell’aiuto umanitario è stata al centro dell’evento “La localizzazione nel sistema della Cooperazione italiana”, svoltosi ieri alla Farnesina e promosso dalle reti AOI, CINI e LINK 2007. La sfida della localizzazione implica il rafforzamento dei sistemi di risposta locali ed il graduale trasferimento di potere e responsabilità agli attori locali, un processo complesso ma fondamentale per un cambiamento sostenibile e per il rafforzamento di una collaborazione sempre più equa e paritaria.

L’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni italiane, delle organizzazioni della società civile, delle agenzie attive nella cooperazione internazionale e di altri attori chiave, con l’obiettivo di costruire un dialogo sistemico e plurale sui principi, le sfide e le opportunità della localizzazione.

Punto di partenza della discussione è stato il documento congiunto “Istanze strategiche sull’approccio alla Localizzazione del Sistema della Cooperazione Italiana”, elaborato dopo tre anni di confronto dalle tre reti. Il testo propone principi condivisi e raccomandazioni operative per un approccio più inclusivo, centrato sul rafforzamento del ruolo degli attori locali e sul superamento della frammentazione e degli squilibri di potere nel sistema dell’aiuto. Tra le priorità evidenziate: la leadership locale, il rafforzamento delle capacità, la semplificazione dei meccanismi procedurali, il miglioramento del tracciamento dei fondi e la flessibilità nei finanziamenti, da orientare in misura maggiore e più diretta verso gli attori locali.

Tra gli interventi, Giulia Boni di INTERSOS ha sottolineato come il concetto di localizzazione debba tradursi concretamente nel dare potere e leadership agli attori locali, riconoscendone il ruolo centrale non solo nella risposta umanitaria – su cui si concentra la riflessione della comunità internazionale – ma in tutti i contesti della cooperazione. Boni ha evidenziato l’importanza di includere in questo processo anche gli attori statali locali, per costruire sistemi più solidi e sostenibili. Ha inoltre osservato come il dibattito sulla localizzazione sia ancora troppo spesso guidato dagli attori internazionali, con un coinvolgimento insufficiente delle realtà locali. “Dobbiamo lavorare su un reale passaggio di potere, affinché gli attori locali non siano solo beneficiari, ma veri protagonisti del sistema di cooperazione. Questo evento è un’occasione per ascoltare le loro voci e partire da quei messaggi per costruire un modello operativo condiviso e coerente”, ha affermato.

Stefano Gatti, Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (DGCS-MAECI), ha riconosciuto il valore della localizzazione come sfida sistemica, collegata a un contesto globale in profonda trasformazione. «Siamo di fronte a un cambiamento sismico, che impone di rivedere anche i meccanismi operativi», ha affermato. Ha ribadito che la Legge 125/2014 offre già un impianto valido – «serve però un tagliando» – e ha sottolineato l’importanza di rispettare le priorità espresse dai Paesi partner: «Non si interviene in un Paese se non ce lo chiede». Gatti ha inoltre richiamato il ruolo centrale delle OSC e la necessità di differenziare le modalità di supporto in base alle loro dimensioni e contesti.

Gianluca Brusco, dell’Unità per gli interventi internazionali di emergenza umanitaria DCGS ha parlato apertamente di una crisi sistemica e di valori della cooperazione. Ha ribadito che la localizzazione non è assimilazione, ma un processo di adattamento e apprendimento reciproco, e ha auspicato un rafforzamento delle azioni congiunte di advocacy a livello UE e ONU.

Riccardo Sansone (Oxfam Italia) e Laura Deotti (CBM Italia) hanno evidenziato le cinque priorità per la localizzazione, tra queste rafforzare la comunicazione dal basso, coordinare gli sforzi in advocacy, valorizzare il personale locale nei processi decisionali, superare la frammentazione nei finanziamenti, e promuovere meccanismi che riducano rischi e oneri per i partner locali. Hanno inoltre rilanciato il tema dell’ownership come pilastro del documento strategico.

il documento rappresenta una base concreta per lanciare un tavolo di dialogo strutturato tra tutti gli attori della cooperazione italiana, come sottolineato da Silvia Gison (Save the Children Italia).

Dal lato dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Marco Rusconi, Direttore dell’AICS, ha ribadito la necessità di andare oltre il concetto di partenariato, ponendo il coinvolgimento degli attori locali all’inizio di ogni progetto.

Grazia Sgarra (AICS – Ufficio VII) ha sottolineato come la localizzazione debba riguardare anche lo sviluppo, non solo l’ambito umanitario, evidenziando due azioni prioritarie: Rafforzare il capacity building in chiave di apprendimento reciproco; Incrementare i finanziamenti diretti agli attori locali.

Sandro De Luca, presidente di LINK 2007, nelle conclusioni ha sottolineato come la localizzazione debba essere intesa come un work in progress, un percorso dinamico che si nutre dell’ascolto e della valorizzazione delle esperienze locali. Ha evidenziato il consenso crescente attorno all’idea di una localizzazione che riconosca e rispetti la diversità degli attori locali, considerandola una risorsa fondamentale per rendere la cooperazione più efficace, radicata e sostenibile.