Evento di VITA NON PROFIT La cooperazione internazionale dopo l’uragano Trump 

16/05/2025

La decisione del presidente Donald Trump di congelare per 90 giorni i fondi destinati ai progetti già contrattualizzati da USAID, seguita dall’avvio dello smantellamento dell’Agenzia, ha generato un clima di profonda incertezza per l’intero settore della cooperazione internazionale. Un colpo durissimo, considerando che USAID copriva circa il 40% dei finanziamenti globali all’aiuto pubblico allo sviluppo. In questo scenario critico, l’incontro dal titolo “La cooperazione internazionale dopo l’uragano Trump”, promosso da VITA Non Profit e moderato dalla giornalista Anna Spena ha offerto un’importante occasione di confronto per analizzare le conseguenze della crisi in atto e discutere possibili strategie di risposta.

Nel suo intervento, Sandro De Luca, Presidente di LINK 2007, ha descritto una situazione di forte instabilità, causata dalla riduzione degli impegni finanziari di molti donatori istituzionali e, soprattutto, dallo smantellamento di USAID, che ha avuto ripercussioni dirette non solo sui finanziamenti bilaterali, ma anche su quelli veicolati attraverso le agenzie delle Nazioni Unite. A tutto questo si è aggiunta una fase di profonda incertezza, segnata dall’assenza di comunicazioni chiare da parte delle agenzie internazionali. Il risultato, ha spiegato De Luca, è stato un rallentamento diffuso delle attività e un clima di precarietà che investe direttamente le organizzazioni operative. In contesti come l’Etiopia, i fondi previsti per il 2025 risultano inferiori di oltre la metà rispetto al 2023, con inevitabili conseguenze sulla continuità di programmi che garantiscono servizi di base. Per molte ONG, che avevano anticipato risorse su progetti USAID, si presentano oggi enormi incertezze sui tempi di rimborso, complici anche le difficoltà legate allo smantellamento della struttura amministrativa dell’Agenzia statunitense. “Si tratta – ha detto – di esposizioni finanziarie gravi, che in alcuni casi mettono a rischio la sostenibilità stessa delle organizzazioni.” De Luca ha riconosciuto l’impegno del governo italiano in questa fase critica, ma ha ribadito la necessità di affrontare con urgenza il problema della liquidità, che oggi grava pesantemente sui bilanci di molte realtà della cooperazione. In questo quadro, ha concluso, è fondamentale rafforzare il coordinamento tra i diversi attori e lavorare alla costruzione di strumenti condivisi, per rendere l’architettura dell’aiuto internazionale più efficace. “Quella che viviamo – ha detto – non è una crisi passeggera, ma una crisi strutturale, che richiede risposte strutturate e lungimiranti.”

Silvia Stilli, presidente della rete AOI, ha portato un esempio concreto: una ong associata che opera nel nord-est della Siria, a causa della sospensione dei fondi, ha dovuto mettere in cassa integrazione tutto il personale dirigente. “La mancanza di liquidità – ha spiegato – si trasforma in un problema strutturale di sostenibilità. Si riduce anche la capacità di intervento in aree critiche come quella dei rifugiati”. Stilli ha evidenziato anche la tendenza preoccupante a diminuire gli investimenti in aiuto pubblico allo sviluppo, mentre aumentano le risorse destinate alla difesa, in un quadro internazionale sempre più instabile.

Roberto Mengoni, Responsabile per la cooperazione allo sviluppo con l’Africa presso il MAECI, ha confermato che lo stop ai finanziamenti USAID è stato “uno shock” per molte organizzazioni, soprattutto per quelle attive in contesti di emergenza. “Abbiamo ottenuto alcune deroghe per mettere in sicurezza i programmi più sensibili – ha spiegato – ma ora serve una risposta strutturata.”

L’Italia, ha precisato Mengoni, non ha tagliato i fondi alla cooperazione, a differenza di altri Paesi europei come Belgio e Olanda, ma non li ha nemmeno aumentati. L’obiettivo è ottimizzare le risorse disponibili, lavorando con un approccio di sistema, riducendo la frammentazione, e mettendo in rete i diversi attori per massimizzare l’impatto dei progetti.

Anche il mondo imprenditoriale è stato colpito dalla crisi. Filippo Prosperi, direttore dell’azienda De Lorenzo, che opera nella formazione tecnica e professionale, ha denunciato ritardi e blocchi operativi: “I tagli ai finanziamenti rallentano non solo i programmi sanitari, ma anche quelli dedicati alla formazione dei giovani. Questo ha un impatto profondo sullo sviluppo locale”. Prosperi ha anche lamentato l’eccessiva burocrazia nei bandi internazionali, che rallenta l’attuazione dei progetti e rende più difficile la partecipazione delle imprese.

Per uscire dalla crisi, i relatori hanno condiviso alcune proposte concrete. Sandro De Luca ha sottolineato la necessità di semplificare le procedure, lavorando insieme alla burocrazia per creare strumenti più efficaci. Silvia Stilli ha ribadito l’importanza della co-progettazione e co-programmazione, rivedendo anche il ruolo delle sedi AICS nei Paesi partner per facilitare un reale lavoro congiunto tra tutti gli attori. 

Serve, hanno concordato, una maggiore coerenza del sistema e un rafforzamento delle cabine di regia, affinché istituzioni, ong, imprese e società civile possano affrontare in modo integrato le nuove sfide della cooperazione internazionale. 

La domanda finale resta aperta: Italia ed Europa riusciranno a colmare il vuoto lasciato dagli Stati Uniti? Servono strategie comuni, strumenti agili e soprattutto una volontà politica forte per non abbandonare milioni di persone.