Trattare la migrazione come una perenne “emergenza” non funziona
Quanto accaduto a Ceuta non è un’eccezione, ma un ennesimo richiamo alla realtà.
Trattare la migrazione come una perenne “emergenza” gestibile con scorciatoie politiche e investendo sulla paura non funziona. Servono visione, legalità e politiche economiche e sociali capaci di governare la realtà anziché subirla.

03/08/2026
Quanto accaduto a Ceuta non è un’eccezione, ma un ennesimo richiamo alla realtà.
Gli eventi al confine spagnolo ci ricordano una verità fondamentale, spesso rimossa nel dibattito pubblico: la spinta primaria della migrazione risiede nelle aspirazioni umane. È la ricerca di un futuro diverso a muovere le persone.
Questa ricerca è stata spesso manipolata e sfruttata per altri fini. Lo vediamo oggi alla frontiera spagnola come in passato è accaduto altrove: dall’Albania negli anni ’90, fino alle rotte che attraversano Libia e Tunisia.
Per affrontare questo fenomeno in modo pragmatico e sistemico, servono ambizione e scelte di lungo periodo da parte dell Unione Europea e soprattutto degli Stati membri.
Si tratta di promuovere un cambio di prospettiva su tre fronti cruciali:
- Sviluppo nei Paesi di origine: Investire e favorire la crescita dei Paesi di partenza non serve ad “azzerare” magicamente i flussi, ma a sostenere quelle speranze e quelle competenze che spingono le persone a investire in modo legale ed efficace nel proprio e nel nostro futuro.
- Contrasto all’economia grigia e nera: In Italia e in Europa dobbiamo superare l’accondiscendenza verso modelli economici irregolari che prosperano sullo sfruttamento. Considerare il rispetto dei diritti e delle regole una “minaccia alla competitività” è un errore strategico: la vera crescita si realizza con l’emersione del lavoro e l’inclusione regolare. I nostri sistemi economici, sociali e la qualità del nostro vivere civile ne hanno un enorme bisogno.
- Autonomia strategica ed esternalizzazione: La sovranità dei singoli Stati e l’autonomia strategica dell’UE non si costruiscono delegando la gestione dei confini a regimi terzi. Dipendere da attori esterni per la sicurezza delle nostre frontiere significa consegnare loro una leva di pressione che saranno sempre pronti a usare per i propri interessi.
Trattare la migrazione come una perenne “emergenza” gestibile con scorciatoie politiche e investendo sulla paura non funziona. Servono visione, legalità e politiche economiche e sociali capaci di governare la realtà anziché subirla.
